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Come si imbarca la moto sui traghetti? Le regole che pochi rispettano

Daniela Ulividi Daniela Ulivi· 10/08/2026 15:26
Come si imbarca la moto sui traghetti? Le regole che pochi rispettano

Vivo il porto da tutta la vita. A La Maddalena ho passato più ore sul ponte auto che in salotto, e ogni stagione vedo la stessa scena: motociclisti esperti sulla strada, ma incerti davanti alla rampa del traghetto. Imbarcare una moto non è complicato, però ci sono regole non scritte e obblighi formali che, se ignorati, fanno perdere tempo e mettono a rischio la moto. Qui vi spiego come faccio io, cosa chiede l’equipaggio e gli errori che vedo più spesso.

Prima del porto: preparazione rapida

Arrivate con anticipo. Con il vento che gira e una nave in ritardo, i minuti si allungano in attesa o si accorciano al check-in: meglio essere larghi. Io punto a 60-90 minuti prima, specialmente sulle tratte di alta stagione.

  • Svotate le borse esterne di tutto ciò che può volare o battere: catene, attrezzi sciolti, borracce.
  • Tenete a portata documento, biglietto e targa ben leggibile. Se avete Qr code, salvatelo offline.
  • Disattivate l’allarme e ricordate di togliere il blocca disco: in banchina si manovra in fretta.
  • Portate due cinghie a cricchetto vostre con anelli morbidi: non sempre quelle di bordo bastano.
  • Coprite sella e serbatoio con un panno: evita segni quando si tensionano le cinghie.

Se trasportate taniche, fermatevi: sui passeggeri le compagnie di norma non ammettono carburante extra. È una questione di sicurezza e di conformità alle regole SOLAS.

In banchina: tempi, segnali e precedenze

Lasciatevi guidare dal personale. L’“uomo di rampa” gestisce i flussi: aspetta il suo cenno, prima non si entra. Tenete il motore acceso solo quando siete richiamati a muovervi, casco allacciato e prima inserita.

Le moto spesso vengono imbarcate e sbarcate per ultime o tra i primi, a seconda del riempimento dei ponti. Non discutete: l’obiettivo è distribuirvi dove ci sono anelli a pavimento e paratie comode per il fissaggio.

Mi è capitato di recente a Palau, con maestrale teso: il nostromo ha preferito raggruppare le moto vicino alla paratia di poppa. Scelta giusta, meno rollio e ancoraggi più lineari.

Sul ponte auto: come si fissa davvero una moto

Qui si vede chi ha esperienza. La regola che quasi tutti ignorano? Lavorare con la sospensione. Serve un minimo di compressione per evitare che la cinghia si molli con il movimento della nave.

Ecco la sequenza che uso da anni e che gli equipaggi apprezzano:

1) Cavalletto laterale, mai centrale. Con la laterale, la moto poggia su tre punti (ruote + laterale) e resta inclinata verso sinistra, più stabile contro un urto. Inserite la prima marcia.

2) Manubrio girato tutto a sinistra e blocco sterzo attivo solo dopo il fissaggio. Se avete paramani fragili o riser aftermarket, meglio evitare di cinghiare lì.

3) Un punto basso e robusto: pedane passeggero, piastre telaio o la piastra della forcella inferiore con anello morbido. Evitate i comandi (leve, pedalini cambio/freno) per non piegarli.

4) Cinghia a cricchetto verso l’anello a pavimento dal lato destro, passando sopra la sella o il serbatoio protetti da un panno. L’obiettivo è tirare la moto verso il basso e leggermente verso sinistra, in modo che carichi bene sulla laterale.

5) Una seconda cinghia se disponibile, dal lato sinistro, più morbida: serve solo a impedire che la moto “respiri” troppo col rollio. Non serrate al punto da schiacciare completamente la sospensione.

6) Se avete bauletti morbidi, legateli al telaio o toglieteli e portateli in cabina. Meglio niente che svolazzano.

Sulle linee maggiori, l’equipaggio fornisce le cinghie e mette tappetini in gomma. Ma non contateci sempre: su tratte brevi o affollate può scarseggiare tutto. Le mie due cinghie personali mi hanno salvata più volte, come quella sera a Santa Teresa con otto enduro e solo quattro cricchetti di bordo.

Regole formali che contano (e che pochi rispettano)

Una volta mollati gli ormeggi, il ponte auto è off limits. Non si scende più da soli, punto. È scritto nelle procedure di sicurezza e nella normativa SOLAS. Se vi scordate il casco o i documenti in garage, dovete chiedere al commissario di bordo: non sempre è possibile riaprire.

Motore spento, marcia inserita, chiave tolta. Niente cavi penzolanti, niente mantenitori batteria collegati. Se avete antifurto sensibile al rollio, disattivatelo: su mare formato suonerà per ore.

Capitolo responsabilità: il vettore ha obblighi di custodia durante il trasporto, ma con limiti precisi previsti dal Codice della navigazione e dalle condizioni di trasporto della compagnia. Tradotto: fate foto alla moto appena fissata, registrate come è stata cinghiata e segnalate subito al caposquadra qualsiasi dubbio. Se succede un danno, il verbale a caldo vale più di mille email dopo.

Errori tipici da evitare

  • Centrostand e marcia in folle: la moto cammina da sola al primo colpo di mare.
  • Cinghie sui paramani o su leve e specchi: si piegano o si spezzano.
  • Nessuna protezione sotto le cinghie: graffi su sella e serbatoio assicurati.
  • Borse morbide piene e non legate: prendono il vento nei ponti aperti.
  • Allarme inserito: suona e nessuno può scendere a spegnerlo.
  • Fidarsi del cavalletto da officina: sui traghetti è una trappola.

Un caso reale e un trucco da banchina

Un lettore, diretto da Olbia a Civitavecchia con una tourer carica, mi ha scritto: “Mi hanno legato la moto dal manubrio, si è mollata a metà traversata”. Gli ho chiesto due foto: nessuna compressione della forcella e cinghie quasi orizzontali. È bastato rifare l’assetto come sopra: punto basso, tiro diagonale verso il pavimento e panno sulla sella. Traversata seguente, zero problemi.

Il mio trucco preferito è un anello morbido in tessuto (soft loop) da lasciare sulla moto durante l’imbarco. Lo infilo sulla piastra inferiore o sulla pedana passeggero: l’addetto ci aggancia il gancio del cricchetto in un attimo, senza “cercare” il punto giusto. Meno tempo, meno errori.

Meteo e sale: piccole accortezze da isolana

Con maestrale forte, il ponte può bagnarsi di sale. Dopo lo sbarco, una passata d’acqua dolce su catena, dischi e bulloneria evita ossidazioni. Se non potete lavare, spruzzate un velo di protettivo e asciugate la catena più tardi.

Se siete su ponti semiaperti, orientate la moto controvento quando possibile, sempre seguendo le indicazioni dell’equipaggio. Riduce vibrazioni e “pompaggio” sulle cinghie.

Documenti e assicurazioni: cosa controllare prima

RCA in regola e carta di circolazione a portata. Se avete una casco o accessori costosi, valutate foto datate prima dell’imbarco. Per le compagnie, tutto ciò che non è bolted-on può essere considerato bagaglio: meglio portare in cabina action cam, navigatori e caschi.

In caso di contestazione, cercate subito il capo scalo o il commissario. Una segnalazione tempestiva, più due testimoni, fa la differenza. Non aspettate di essere già sbarcati.

Sbarco: non avere fretta

Allo sblocco dei ponti, attendete l’ordine degli addetti. Le cinghie vanno allentate con calma, moto tenuta dritta, blocco sterzo sbloccato solo quando siete pronti a muovervi. Occhi ai tombini e ai canali di scolo, spesso scivolosi.

Ultima nota pratica: l’aria in garage è calda e carica di fumi all’apertura dei portelloni. Casco allacciato, visiera abbassata e prima marcia dolce: lo sbarco è corto ma intenso.

Imbarcare la moto bene è questione di metodo. Dopo centinaia di traversate tra Sardegna e arcipelago, la ricetta non cambia: preparazione, punti giusti, due cinghie fatte come si deve e rispetto delle regole. Così la nave fa il suo mestiere e la vostra moto arriva com’è partita.

Daniela Ulivi
Daniela Ulivi

Daniela ha trascorso gran parte della sua vita sull'isola di La Maddalena, lavorando come guida per escursioni in barca. Esperta delle tratte tra Sardegna e arcipelago, racconta curiosità sulle navi storiche e raccoglie le testimonianze degli isolani.